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Studio Fotografico Immagini D'Autore  

                   biography

Ancora più dei viaggi, la fotografia ha sempre fatto parte della mia vita. Vi ricordate le vostre foto da piccoli?

E che dire poi delle foto in bianco e nero dei genitori? O meglio ancora, delle foto ingiallite, piccolissime e con i bordi a zig zag dei nonni?

In effetti la mia vita, ma penso anche quella di molti altri, è legata a delle fotografie.

 

Mia mamma ha una scatola di cartone in cui tiene le sue foto da giovane. Sono foto in bianco e nero, quelle di lei con le amiche, con i capelli cotonati e i vestiti stretti in vita. Poi ci sono le prime foto a colori, con i colori appena accennati, sono quelle con me e i mie fratelli al mare. Allora ogni tanto scatta l’ora dei “ricordi”. Si prende la scatola e iniziamo a viaggiare nei suoi anni ’60. Le storie, i racconti che stanno dietro ad ogni singola foto, non ho mai capito se sono ricordi veri o favole, ma sono belli, divertenti, a volte toccanti. Il problema è che quando si inizia, è difficile bloccare mia mamma, l’ora diventa tre ore, un intero pomeriggio, finché sfiniti, ci si inventa qualsiasi scusa per fuggire via.

Avevo otto anni quando ho chiesto il mio regalo a Babbo Natale: “una macchina fotografica”.

Allora non c’erano le bellissime digitali di oggi, e per un bambino di 8 anni la scelta ricadde sulla piccola Agfamatic Pocket. Non so se l’avete presente, quella fatta a blocchetto, con il rullino e che si caricava facendo zip zap

 

Ogni giorno gironzolavo per le strade, ma dovevo stare attento perchè i rullini costavano e ancor di più costava sviluppare le foto.

Così mi divertivo a guardare il  mondo attraverso l’oculare. Non scattavo foto, ma immaginavo. Ho imparato così a vedere il mondo, il mondo incorniciato in una finestra ed era bellissimo. Quelle strade in cui giocavo e che non avevo mai visto così bene, ora li conoscevo in ogni centimetro ed erano  diventate strade  magiche.

Un giorno mio papà mi fece un regalo enorme, poter utilizzare la sua Nikon Aprire la custodia di pelle marrone era come aprire una reliquia. Gli occhi di mio padre non erano su di me, ma sulla sua Canon, comprata con tanti sacrifici. Per me è stato come vincere alla lotteria. Mettere l’occhio su quella finestrella, quell’ apertura che guarda il mondo, arrivando fino al cuore. Tremavo, avevo paura di sbagliare, avevo paura che la macchinetta mi cadesse, ho fatto solo una foto, e per me è la foto più bella che abbia mai scattato. Quella foto racconta delle mie emozioni, dell’amore di mio papà, della paura e della gioia… quale racconto può in un frammento raccontare tutto ciò?

Da quella macchinetta, sono passati tanti anni, ma l’amore per la fotografia non è mai cambiato.

Oggi, con una Reflex in mano, il mio modo di vedere il mondo è sempre lo stesso: con curiosità, desiderio sfrenato di cogliere quel momento, di catturare un sorriso, di rubare una lacrima, di raccontare le emozioni, di fermare il mio cuore per un istante.

 

Ognuno ha modi diversi di fotografare, c’è chi fotografa i propri bambini, chi l’amore della sua vita e chi ama fotografare paesaggi o animali. Non c’è un giusto o sbagliato, ognuno attraverso la fotografia dice qualcosa, riesce a raccontare un sentimento e un’ emozione senza usare parole. Non solo si racconta cosa si vede, ma si racconta anche se stessi.

 
 

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